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Necessaria azione contro i droni armati

 

DRONI ARMATI, QUALE CONTROLLO?

Droni armati

 

 

 

Resoconto del Seminario, Roma, 24 novembre 2016

 

“Diffondere la conoscenza sui problemi, i rischi, i costi dell’utilizzo dei droni armati”. Con queste parole Francesco Vignarca – coordinatore della Rete italiana per il disarmo – ha spiegato il senso del seminario internazionale “Droni armati, quale controllo”, tenutosi il 24 novembre presso la sede dell’Istituto Luigi Sturzo, a Roma e organizzato da IRIAD – Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo e Rete Italiana per il Disarmo. 

 

Il quadro generale 

A testimoniare la crescente importanza strategica dei droni in ambito militare (ricognizione e attacco) sono gli stanziamenti. Nel 2016 gli Stati Uniti, detentori di un arsenale di circa 10.000 droni di vari tipi e dimensioni, hanno stanziato per i droni 2,9 miliardi di dollari. Anche l’Italia ne è attualmente dotata: 7 droni MQ-1C Predator A+ e 6 MQ-9 Predator B Reaper, modello quest’ultimo per il quale ha chiesto agli USA le attrezzature da combattimento. I problemi posti dai droni armati non sono di natura tecnica né militare. Infatti costano (relativamente) poco e, a differenza dei bombardieri, non mettono a repentaglio la vita dei piloti, dato che fanno tutto le macchine e la loro guida avviene a migliaia di chilometri di distanza. I problemi, piuttosto, sono giuridici, morali e politici. In particolare, quando le funzioni del velivolo non si limitano alla ricognizione ma implicano l’individuazione e neutralizzazione di un bersaglio.

 

La legittimità dell’utilizzo

Un'accesa discussione è aperta tra giuristi, soprattutto in America, in ordine alla legittimità delle cosiddette "esecuzioni mirate", di fatto condanne a morte senza processo, senza prove pubbliche, senza testimonianze e senza contraddittorio. Il problema arriva alla massima importanza quando il bersaglio è umano, ad esempio un esponente del terrorismo islamista. Anche l'argomento che ad essere presi di mira sono solo pericolosi terroristi non è sempre vero.  Ad aggravare l'assenza di garanzie per gli "imputati", vi è il margine di casualità nei danni inflitti. Ciò a causa del progressivo scivolamento dell'impiego dei droni da attacchi "personali", effettuati sulla base di indizi a carico di personaggi noti ai servizi segreti, ad attacchi "sigla", effettuati sulla base di comportamenti "sospetti", tipo improvvisi assembramenti di persone nel deserto. “L’amministrazione Obama – ha puntualizzato Chantal Meloni, docente di diritto internazionale dell’Università Statale di Milano – ha decuplicato gli omicidi mirati mediante l’utilizzo dei droni armati, con il sospetto terrorista che viene direttamente ucciso senza alcuna possibilità di difendersi”.  

Dalla "guerra al terrorismo" alla tragedia il passo è breve quando (come è accaduto) il gruppo attaccato non era formato da affiliati di Al Qaeda o dell'Isis ma da famiglie che festeggiavano un matrimonio. 

 

Le vittime “civili”

È difficile quantificare i “danni collaterali” rappresentati dalle vittime civili; pari al 3-4% delle morti secondo il governo degli Stati Uniti, mentre altre fonti le stimano tra l’11 e il 15%. "Con l'elevato tasso di mortalità tra i civili - osserva Maurizio Simoncelli, vicepresidente di Archivio Disarmo – i droni portano alle estreme conseguenze le tendenze delle guerre contemporanee, il cui teatro è sempre più spesso concentrato nelle aree urbane". Ad aumentare l’incertezza – spiega Philip Di Salvo, ricercatore e giornalista freelance – “è il contesto di segretezza in cui avvengono le operazioni antiterrorismo nel periodo post 11 settembre e le aspettative tradite dall’amministrazione Obama in termini di trasparenza, non garantendo l’accesso sufficiente alle informazioni a chi ricerca l’accountability su questi temi”.

Un forte movimento d’opinione si sta sviluppando in America e in vari paesi europei che, alla luce dei “danni collaterali” sempre più frequenti determinati dai droni, imponga una regolamentazione che rispetti i diritti umani. Gli stessi cittadini statunitensi, che pure con maggioranze tra il 50 e il 60% approvano il ricorso all'ultima ratio dei droni, ritirano il loro consenso quando si verificano perdite tra i civili innocenti. "Ancora una volta – ha commentato  il presidente di Archivio Disarmo, Fabrizio Battistelli - l'unica forza in grado di far cambiare idea ai governi è l'opinione pubblica, cioè il soggetto che ai tempi della guerra di Bush in Iraq il New York Times ha definito «la seconda superpotenza mondiale».  

 

Lo scenario italiano e internazionale

Il Generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) già capo di Stato Maggiore dell’Aereonautica e della Difesa, ha formulato per la prima volta i tempi di realizzazione di droni armati italiani autorizzati dagli Stati Uniti: “operativi entro uno o due anni”. Allo stesso tempo Camporini ha precisato: “nessuno può pensare che il nostro Paese utilizzerà questi mezzi per operazioni come gli omicidi mirati, che si pongono totalmente al di fuori dal nostro quadro giuridico”. Rimane il problema del controllo dei possibili obiettivi dei droni, non solo quando uccidono senza processo ma anche quando “sbagliano”. “Per esempio – ha raccontato Camporini – un ufficiale italiano che stava monitorando i bersagli dei droni alleati in Libia ha alzato il «cartellino rosso», per impedire che venisse colpito un impianto dell’Eni erroneamente segnalato chissà da chi”. 

A livello internazionale – spiega Francesco Tosato del Ce.S.I (Centro Studi Internazionale) – “l’utilizzo estensivo dei droni armati da parte dei Paesi occidentali ha portato gli altri paesi ad investire su questa tecnologia: la Cina ha ceduto all’Iraq droni da utilizzare sul campo di battaglia. Ugualmente il Pakistan ha effettuato il primo attacco mirato contro i talebani pakistani utilizzando droni a tecnologia cinese”.

È evidente – concludono gli organizzatori di questo seminario congiunto Archivio Disarmo-Rete Italiana per il disarmo – l’urgenza di regolamentare a livello internazionale l’uso dei droni, una tecnologia “economica” e che è relativamente facile adattare (anche da parte di un gruppo terroristico) a fini impropri.

 

Abstract Maurizio Simoncelli-> scarica 

Abstract Fabrizio Battistelli -> scarica

Abstract Maria Carla Pasquarelli -> scarica

Abstract Emanuele Greco -> scarica

 

↓ Guarda il video-riassunto del Seminario ↓

 

I contenuti di questo sito, ad eccezione dei "Comunicati stampa", non riflettono necessariamente posizioni ufficiali presenti o passate dell'IRIAD.

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