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Le istituzioni in ascolto. Operatori di sanità e di polizia di fronte alla violenza alle donne

Non mancano, sul tema della violenza alle donne, ricerche e studi di opinione che contribuiscono validamente ad approfondire le caratteristiche e le tendenze di un fenomeno ogni giorno più allarmante. I dati raccolti negli ultimi anni – dall’indagine Istat su La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia (2007) alle rilevazioni dell’Osservatorio Le voci segrete della violenza 2007 e 2008 di Telefono Rosa e SWG – mostrano che, ben lungi dal diminuire, i casi di violenza di genere si vanno intensificando. Ciò può essere interpretato in parte come il risultato di una maggiore propensione delle donne a denunciare i propri persecutori (strategia determinata a sua volta dalla maggiore consapevolezza che le vittime vanno acquisendo riguardo ai propri diritti), in parte come il risultato di una crescita assoluta del numero delle violenze.

Alla prima ipotesi interpretativa che potremmo definire “ottimistica” (se una simile categoria può essere applicata a un fenomeno come quello in oggetto) e alla seconda “pessimistica”, può essere aggiunta una terza ipotesi, caratterizzata di nuovo da un relativo ottimismo. Sebbene di portata minore, essa è interessante perché innovativa: si tratta dell’atteggiamento sempre più empatico delle istituzioni e di coloro che le rappresentano. Sino a un recente passato, infatti, non era infrequente raccogliere – nel lavoro conoscitivo di intervista e soprattutto in quello pratico di accoglienza delle vittime – testimonianze di atteggiamenti riduttivi, di sottovalutazione e “quietismo”, da parte di taluni esponenti della sanità e delle Forze dell’ordine, spesso restrittivi nei referti e nelle prognosi e scettici sull’utilità di dare corso ad azioni legali contro gli autori delle aggressioni.

Sebbene un puntuale raffronto con il passato non sia possibile per l’assenza di dati sulla situazione pregressa, dalla presente ricerca e dalla quotidiana esperienza delle nostre attività associative emerge la ragionevole supposizione che l’approccio delle istituzioni sanitarie e di polizia stia evolvendo da una terzietà burocratica a una crescente sensibilità e partecipazione ai problemi delle donne vittime di violenza.

 

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I contenuti di questo sito, ad eccezione dei "Comunicati stampa", non riflettono necessariamente posizioni ufficiali presenti o passate dell'IRIAD.

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