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Equilibri mondiali e terrorismo

All'interno dell'ultima edizione del Sistema Informativo a Schede (SIS), Maurizio Simoncelli presenta una sintetica panoramica del conflitto siriano quale epicentro di tensioni e di scontri a livello interno ed internazionale.

Le radici della sua instabilità affondano nelle spartizioni d'epoca coloniale e negli interessi economici dei diversi attori, legati, in particolare, alle risorse petrolifere.

L'elevato volume di armamenti confluito nell'area ha aggravato ulteriormente le tensioni, allargando progressivamente la crisi all'intero bacino mediterraneo ed europeo. Ne è un esempio la tensione crescente tra Stati Uniti e Russia.

In tutto questo, il terrorismo islamico ha trovato un ambiente ideale per svilupparsi e diffondersi in Medio Oriente, Africa e Europa. Gli interventi militari unilaterali sinora effettuati hanno peggiorato le situazioni critiche, anziché risolverle.

Di tale espansione ne dà conto Maria Carla Pasquarelli, che analizza in sintesi il repot "Global Terrorism Index" pubblicato il 15 novembre 2016 dall'Institute for Economics & Peace di Londra.

Esso è uno strumento di straordinaria utilità che descrive a fondo l'impatto del terrorismo globale sulla base di numerosi elementi: numero di vittime, numero di feriti, costi, danni alle proprietà.

Nel 2014 il numero totale dei decessi causati da questo fenomeno è aumentato dell'80% rispetto all'anno precedente, raggiungendo il livello più alto di sempre: 32.658. 

In questo stato di profonda crisi internazionale, risulta ancora più sconfortante il divario tra i fondi che, nel periodo 2009-2014, i paesi dell'area OCSE hanno destinato, da una parte, alle spese militari e, dall'altra, alla promozione dello sviluppo (“Official Development Assistance” - ODA).

Dall'analisi di Maged Srour, infatti, emerge una evidente predilezione per per il settore militare rispetto alla promozione dello sviluppo economico e sociale dei paesi più svantaggiati, nonostante sia possibile individuare alcuni casi virtuosi di segno opposto (Lussemburgo, Islanda, Irlanda).

Nella rubrica Finestra sul mondo, Barbara Gallo ci fa sapere quanto sia difficile il mestiere del giornalista, spesso sottovalutato e criticato da chi dimentica che nel mondo ci sono aree in cui scegliere di raccontare e testimoniare ciò che accade quotidianamente può trasformarsi in un rischio per se stessi e per i propri familiari.

 

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I contenuti di questo sito, ad eccezione dei "Comunicati stampa", non riflettono necessariamente posizioni ufficiali presenti o passate dell'IRIAD.

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