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E' scoppiata la guerra informatica?

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Negli ultimi tempi, l’attenzione verso le problematiche relative alla sicurezza informatica è aumentata esponenzialmente sia nell’opinione pubblica sia nelle istituzioni. Ciò è dato non tanto dalla reale pericolosità delle operazioni informatiche, quanto dall’enfasi che accompagna ogni nuovo evento del cyber spazio. Su tutti i mass media espressioni come cyber war o cyber attack non vengono lesinate. Il risultato è che spesso si finisce passivamente per accettare l’idea che una guerra informatica globale sia in atto. Questo atteggiamento se da un lato è dovuto alla peculiarità della materia, caratterizzata da complessi risvolti tecnico-normativi, dall’altro svela una certa convenienza mediatica quando contribuisce a creare clamore intorno alle notizie pubblicate.

Numerosi sono gli esempi di testate giornalistiche che titolano i loro articoli con frasi come “Siamo in cyberguerra” o “L’era della cyber war è arrivata”, sorprendendo così la nostra attenzione, salvo poi scoprire che al loro interno si parla di furti di identità, clonazioni delle carte di credito e così via. Il tutto non di rado condito da qualche riferimento a eventi o persone famose.  Ragionando per analogia, un simile utilizzo semantico potrebbe corrispondere a un articolo di cronaca su una rapina intitolato “Oggi è scoppiata la guerra”. E via così verso la deriva della disinformazione.

Anche, le aziende fornitrici di servizi di sicurezza informatica, approfittando della generale confusione, farciscono le loro pubblicità di termini allarmistici al fine di promuovere il bisogno dei loro software.

Questa retorica, però, oltre a rappresentare il falso o l’inesatto, si presta a fraintendimenti sulle diverse conseguenze che possono derivare dalle operazioni informatiche. Inoltre, a seconda del tipo e dei soggetti che le attivano, differenti sono, anche, le responsabilità e le competenze delle istituzioni, così come le risposte che il diritto consente loro di intraprendere.

Il diritto…appunto. Proprio attraverso di esso è possibile compiere un po’ di ordine concettuale in merito alla reale natura delle operazioni informatiche, smentendo, così, un ulteriore luogo comune: quello secondo il quale il cyber spazio sia un luogo del tutto deregolamentato in cui ogni cosa può accadere.

Se di cyber war si deve parlare, allora sarebbe bene fare ricorso alle norme che disciplinano l’uso della forza nella comunità internazionale e i conflitti armati per capire cosa essa sia realmente. In altre parole, basta applicare in via interpretativa le norme vigenti in materia di conflitti internazionali al caso delle operazioni informatiche.             

Pertanto, essa dovrebbe essere l’insieme delle condotte poste in essere nel cyber spazio per manipolare, sabotare, danneggiare o distruggere sistemi informatici e/o obiettivi civili e militari ad essi connessi, al fine specifico di causare effetti corrispondenti alla minaccia o all’uso della forza armata, prima e/o durante un conflitto che vede la partecipazione di uno o più soggetti di diritto internazionale.

Sulla base di ciò risulta evidente come il ricorso alle espressioni indicate, nell’ottica di una corretta informazione, debba essere sicuramente meno gratuito e più ponderato.

Emerge, piuttosto, l'esigenza di distinguere la cyber war dal cyber crime per comprendere meglio i fenomeni che ci circondano e fugare ogni dubbio su quali debbano essere le rispettive regole e le responsabilità. I fenomeni delle truffe informatiche, infatti, non hanno nulla a che fare con la cyber war così intesa, la quale, al contrario, ha avuto finora pochissimi riscontri nella realtà. Ciò non toglie, tuttavia, che il fenomeno possa crescere di pari passo con il progresso tecnologico.

I governi e le organizzazioni di tutto il mondo, infatti, si stanno munendo delle abilità necessarie a prevenire e contrastare gli attacchi informatici. Tuttavia, emerge la necessità che essi riformulino le strategie di sicurezza nazionale e si assumano la responsabilità di proteggere il cyber spazio, investendo in sicurezza informatica e garantendo contemporaneamente il rispetto dei principi e delle libertà degli individui.

L’elemento predominante di tutti i documenti strategici, infatti, è l’elevata genericità ed astrattezza, che rasenta la confusione, laddove sembra sussistere una sovrapposizione di ruoli e di competenze tra gli organismi preposti alla tutela dai crimini informatici e quelli preposti alla difesa. Anche a livello istituzionale, pertanto, ci si arrangia, ancora, nel tentativo di capire la differenza tra crimini e conflitti informatici.

Appare inevitabile, a questo punto, stimolare una profonda riflessione ed uno studio adeguato, seguendo l’esempio di quanto fatto da altre super potenze, come gli Stati Uniti, al fine di capire la reale portata dei fenomeni in questione e conseguentemente adeguarne gli investimenti.

Infatti, con il cyber spazio che rappresenta un profittevole campo di investimento per l’industria della difesa e per quella della sicurezza, lo spettro degli sprechi aleggia inesorabilmente.

 

Autore: Emanuele Greco

Fonte: www.comune-info.net

 

per approvondimenti v.:

Cyber war e cyber security. Diritto internazionale dei conflitti informatici, contesto strategico e strumenti di prevenzione e contrasto, in "Sistema informativo a schede" (SIS) n. 11/2014;

Sicurezza nazionale e spazio cibernetico. Una minaccia "invisibile" nell'era digitale, in "Sistema Informativo a Schede" (SIS), n. 01/2015, Roma;

 

I contenuti di questo sito, ad eccezione dei "Comunicati stampa", non riflettono necessariamente posizioni ufficiali presenti o passate dell'IRIAD.

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