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Un trattato sulla proibizione delle armi nucleari: un passo in avanti?

 

Lo scorso ottobre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione per convocare una conferenza nel 2017 e discutere di un trattato per l’eliminazione delle armi nucleari. Facendo seguito alla pubblicazione di Adriano Iaria  – membro del direttivo EuDem e responsabile tavolo Europa nel PD Firenze – per l’IRIAD di Roma (che pubblichiamo di seguito) Brando Benifei – europarlamentare PD – ha colto l’occasione per commentare l’articolo relativo alla risoluzione dell’Assemblea Generale  e il ruolo che l’Unione Europea dovrà avere durante i negoziati.

Commento di Brando Benifei, europarlamentare PD

Il tema del disarmo e della non proliferazione nucleare è, come sappiamo, uno dei più controversi nell’agenda internazionale dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi. Se, dopo tanto tempo, siamo ancora nella situazione di stallo descritta nell’articolo, non è certamente da imputare al tentativo da parte degli Stati non nucleari di far progredire i negoziati in questo senso. Semmai, proprio la mancanza di passi decisivi da parte delle potenze nucleari ha spinto negli ultimi anni un gran numero di Paesi a prendere l’iniziativa tentando approcci alternativi alla questione, come l’Iniziativa umanitaria e non solo.

La posizione espressa dal Parlamento europeo nella Risoluzione su sicurezza nucleare e non proliferazione, approvata ad ampia maggioranza il 27 ottobre 2016 (proprio mentre veniva votata in Prima Commissione la Risoluzione dell’Assemblea Generale sulla convocazione della conferenza del 2017 per l’approvazione di uno strumento giuridicamente vincolante sulla proibizione delle armi nucleari) ha rappresentato un punto di svolta: pensiamo che, se la Conferenza di Revisione del TNP nel 2015 è stata un sostanziale fallimento, ancora peggiore era risultato il ruolo del Parlamento di Strasburgo nel dare un mandato chiaro all’Alto Rappresentante Federica Mogherini in materia. In quell’occasione, infatti, ci siamo potuti esprimere soltanto con un dibattito, senza riuscire a presentare alcuna Risoluzione, per la prima volta dopo anni. Tuttavia, assieme ad alcuni colleghi socialisti non ci siamo arresi e abbiamo incessantemente lavorato in questi mesi per portare nuovamente in plenaria il tema della non proliferazione e approvare, questa volta, una posizione ufficiale del Parlamento. Finalmente, la trattativa con gli altri Gruppi politici si è sbloccata e sono particolarmente orgoglioso di far notare che gran parte del testo poi approvato proviene dalla mozione presentata dal nostro Gruppo.

Certo, la posizione espressa da gran parte degli Stati membri dell’Unione, anche in contrasto con quella dei rispettivi membri del Parlamento europeo, non è un segnale positivo e, ancora una volta, sembra evidenziare la differenza tra quella che potrebbe e dovrebbe essere la “sola” voce dell’Unione europea, espressa tramite l’Alto Rappresentante, e le posizioni degli Stati nazionali, tra cui le due potenze nucleari e Paesi come la stessa Italia. Purtroppo, nella questione del disarmo ha ancora un peso preponderante l’equilibrio tra potenze. Per quanto mi riguarda, seppure si possono comprendere alcune posizioni degli Stati che hanno votato contro la Risoluzione (ad esempio l’argomento, presente anche nell’articolo, secondo cui spingere a oltranza per un Trattato con “chi ci sta”, senza invece procedere per gradi in modo pragmatico e insieme agli Stati nucleari, porterebbe soltanto a un ulteriore stallo, alimentando anche la diffidenza reciproca tra Paesi nucleari e non), sono comunque convinto che finché saranno gli interessi nazionali e la logica di potenza e della deterrenza reciproca, non si avrà comunque alcun progresso. Sarà interessante osservare la fase che si aprirà a breve con la nuova Amministrazione americana, in particolare nell’evoluzione del rapporto con la Russia, uno dei nodi cruciali in materia di disarmo nucleare, che negli ultimi anni non è stato certo roseo (pensiamo ai mancati negoziati per un accordo che prosegua il Nuovo START).

L’Unione europea, proprio per quanto detto finora, ha un ruolo importante da giocare nei futuri negoziati per il Trattato di messa al bando delle armi nucleari. La Risoluzione approvata dal Parlamento dà un mandato chiaro a Federica Mogherini a “contribuire in modo costruttivo” alla Conferenza e mi auguro che anche il Parlamento vi invii una propria delegazione. Non dimentichiamo, inoltre, che l’Alto Rappresentante ha svolto e svolge un ruolo chiave su un altro cardine del dibattito internazionale sulla non proliferazione nucleare: mi riferisco al suo ruolo di garante dell’Accordo con l’Iran, che mostra chiaramente come vi sia un grande spazio da giocare anche al tavolo del disarmo. Certo, ciò implicherà necessariamente fare i conti con le posizioni dei diversi Stati membri per trovare una sintesi e non sarà affatto facile. Eppure la posta in gioco è troppo alta per non avviare un dibattito serio interno all’Unione su questo tema cruciale per la sicurezza mondiale.

 

Articolo di Adriano Iaria per l’Istituto IRIAD – Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo

Il 27 ottobre 2016 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione A/C1/71/L.41 che stabilisce la convocazione nel 2017 di una conferenza per discutere un testo giuridicamente vincolante per proibire le armi nucleari. Sebbene tale votazione venga vista da tanti come un passo in avanti in materia di disarmo e sicurezza internazionale, il testo della risoluzione e il modo in cui si è giunti alla sua approvazione sembrano porre qualche limite su tale iniziativa. In questa analisi, si pone l’attenzione su due aspetti critici: il voto sulla risoluzione e le regole che disciplineranno la conferenza. A tal fine risulta utile comparare la risoluzione A/C1/71/L.41  con il processo di approvazione del Trattato sul Commercio di Armi (ATT), che risulta essere il più recente strumento giuridicamente vincolante in materia di disarmo e sicurezza internazionale tra Stati.

Il voto sulla risoluzione

Nel dicembre 2006 la risoluzione 61/89 dell’Assemblea Generale “Towards an arms trade treaty: establishing common international standards for the import, export and transfer of conventional arms” venne approvata con 153 voti a favore. A sostegno della risoluzione vi erano i voti di sei dei dieci maggiori esportatori di armi: Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna e Paesi Bassi che diedero un chiarissimo segnale sulla necessità di uno strumento giuridico vincolante. L’ampio consenso venne confermato dalla rapidità con cui il Trattato sul Commercio di Armi raggiunse il minimo di ratifiche necessarie per la sua entrata in vigore nel dicembre del 2014.

Contrariamente a quanto successo con l’ATT, la risoluzione A/C1/71/L.41 “General and complete disarmament: taking forward multilateral nuclear disarmament negotiations” è stata approvata con 123 voti a favore, 16 astenuti e 38 contrari ma ha visto il voto favorevole di un solo paese dotato di armi nucleari. Ad oggi sono otto i paesi che hanno dichiarato di possedere armi nucleari: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan e Corea del Nord. Di questi la Corea del Nord ha votato a favore della risoluzione, India e Pakistan si sono astenuti mentre Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito hanno votato contro. Inoltre, nonostante il Parlamento Europeo avesse invitato con la risoluzione 2016/2936(RSP) gli stati membri a sostenere la risoluzione, 22 paesi comunitari hanno votato contro. Sarà arduo giungere ad un testo che possa avere un reale impatto attraverso un processo che non ha visto il voto favorevole di sette degli otto paesi che detengono arsenali nucleari.

Le regole che disciplineranno la conferenza

La risoluzione dell’Assemblea Generale 64/48 del 2009, “The Arms Trade Treaty”, stabiliva al comma 5 che la conferenza diplomatica si sarebbe tenuta sulla base del consensus con l’obiettivo di raggiungere un trattato forte e robusto. La procedura del consensus sebbene fosse stata osteggiata da parte della società civile perché di fatto poneva il diritto di veto a tutti gli Stati membri, ha avuto l’indubbio pregio di obbligare tutte le parti a lavorare per giungere ad un testo ampiamente condiviso da tutti gli Stati membri. Nonostante il voto contrario di Corea del Nord, Siria ed Iran espresso durante la conferenza, l’Assemblea Generale approvò il testo nell’aprile dello stesso anno.

La risoluzione A/C1/71/L.41 General and complete disarmament: taking forward multilateral nuclear disarmament negotiations al comma 10 stabilisce che la conferenza che si terrà a New York svolgerà i propri lavori secondo le regole dell’Assemblea Generale salvo diversamente concordato dalla conferenza. Ciò significa che il sistema di voto sarà a maggioranza semplice come stabilito nelle regole di procedura dell’Assemblea Generale che rimandano all’articolo 18 della carta delle Nazioni Unite. Tale meccanismo di voto spingerà probabilmente i 123 Stati che hanno votato a favore della risoluzione a giungere ad un testo che non terrà conto delle istanze dei paesi che detengono armi nucleari minando la capacità del testo di essere efficace. Inoltre, il comma 12 della risoluzione richiama gli Stati ad approvare il prima possibile uno strumento giuridicamente vincolante che proibisca le armi nucleari. Contrariamente al linguaggio utilizzato nella risoluzione per l’approvazione del Trattato sul Commercio di Armi che poneva l’urgenza sul raggiungere un testo giuridicamente vincolante con i più alti standard comuni sul trasferimento delle armi convenzionali, la risoluzione sulla proibizione delle armi nucleari sembra spingere sull’approvazione di un testo che non necessariamente sia ampiamente condiviso e quindi realmente efficace. Tale approccio è coerente con la volontà di procedere secondo maggioranza all’approvazione del testo.

Conclusioni

Persistono pertanto dubbi che la comunità internazionale abbia intrapreso la strada giusta per aprire un nuovo capitolo nel disarmo nucleare. Già l’anno scorso durante la conferenza quinquennale di revisione del Trattato di Non Proliferazione era parso chiaro che non tenere in considerazione le istanze dei paesi che possiedono armi nucleari, di fatto non produce alcun passo in avanti. La conferenza infatti si concluse senza poter approvare un documento conclusivo. Inoltre, vale la pena ricordare che il Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) approvato nel 1996 non ha ancora raggiunto le ratifiche necessarie per la sua entrata in vigore, dimostrando la reticenza di alcuni paesi nucleari a volersi impegnare su tali temi. Se da una parte risulta necessario rilanciare il disarmo nucleare, dall’altra è importante coinvolgere l’intera comunità internazionale che ha il dovere di approvare un trattato efficace, robusto e universalmente riconosciuto come uno strumento valido per garantire la sicurezza internazionale. Se il 2013 ha rappresentato una pietra miliare nel disarmo con l’approvazione del Trattato sul Commercio di Armi, il 2017 sembra già essere l’ennesima occasione persa per il disarmo nucleare.

Adriano Iaria è laureato in diritto internazionale e sfide contemporanee alla Cesare Alfieri di Firenze. Esperto in disarmo e regolamentazione delle armi convenzionali, con l’Iriad di Roma collabora nel settore della legislazione internazionale del commercio di armi.

 

Fonte: http://www.eudem.org/un-trattato-sulla-proibizione-delle-armi-nucleari-un-passo-avanti-adriano-iaria/

 

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