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Cile

Dopo aver raggiunto l’indipendenza dalla Spagna, dichiarata nel 1810, ma effettivamente ottenuta solo con la vittoria sugli spagnoli del 1818, il Cile iniziò a svilupparsi grazie soprattutto alle risorse minerarie di cui dispone. Dopo diversi avvicendamenti, tra repubblica autoritaria, parlamentare ed infine presidenziale, nel 1970 venne eletto presidente il marxista Salvador Allende.

Tre anni dopo, il Cile assistette ad un colpo di stato ad opera delle forze militari, guidate da Augusto Pinochet, riconosciuto in tutto il mondo come uno dei più crudeli dittatori della storia. Resterà al governo fino al 1990.

Soprattutto nei primi anni, il regime di Pinochet fece arrestare, torturare ed uccidere migliaia di oppositori politici, intellettuali, artisti, religiosi, e persone comuni, cancellò le precedenti riforme ed abolì i diritti civili. Inoltre, vennero istituiti campi di concentramento per ovviare alla limitata capacità delle carceri rispetto al numero delle persone arrestate e successivamente detenute. Il governo militare fu reiteratamente condannato dalla comunità internazionale per gravi violazioni dei diritti umani, sparizioni ed efferati reati. Negli anni successivi, la stretta militare si allentò e, vista la quasi totale mancanza di opposizione, il regime iniziò a modificare il sistema economico, facendo diventare il Cile una grande economia di mercato.

Questo provocò un’intensa crescita economica, che diminuì ulteriormente l’opposizione a Pinochet. Negli anni ’80, però, una grave crisi economica colpì il paese e, dopo la dura politica di risanamento attuata dal regime, con riduzioni salariali e contributive, si sollevarono molte proteste e i cileni scesero in piazza. In seguito a questi episodi, il regime avviò varie liberalizzazioni ed iniziò ad aprire la strada alla democrazia, permettendo nel 1988 una propaganda elettorale per un referendum che negò a Pinochet la possibilità di presentarsi alle elezioni presidenziali.

Il governo democratico guidato da Patricio Aywlin assunse i poteri nel 1990, all’indomani della caduta del regime di Augusto Pinochet. Il nuovo governo era convinto della necessità di chiarire e rendere noto ciò che accadde durante gli anni di dittatura militare, tuttavia la società appariva profondamente spaccata: alcuni settori della popolazione reclamavano ed appoggiavano la ricerca della verità e la condanna dei responsabili; viceversa altri settori, vicini alle forze armate ed ex sostenitori del regime militare, rifiutavano l’idea di indagare il passato, sostenendo l’inutilità di rivivere quanto già accaduto. La giustizia giuridica non sembrò percorribile a causa della legge d’amnistia proclamata dall’uscente governo militare e dell’impossibilità di derogarla per mancanza di maggioranza al senato della nuova compagine governativa...

 

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