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Discussione in Commissione Difesa sull'addestramento militare italiano nel Corno d'Africa

LEGISLATURA XVII

È stata discussa, oggi, in Commissione Difesa l'interrogazione n. 3-02349 (in Commissione) del M5s relativa all'attività di addestramento di milizie nel Corno d'Africa e in Yemen ad opera di militari italiani.

 


TESTO DELL'INTERROGAZIONE: 

Pubblicato il 5 novembre 2015, nella seduta n. 536
Svolto nella seduta n. 163 della 4ª Commissione (16/02/2016)

ENDRIZZI , CRIMI , MARTON , MORRA , GIARRUSSO , COTTI , CAPPELLETTI , MORONESE , PUGLIA - Al Ministro della difesa. -

Premesso che:

in data 15 novembre 2015, la trasmissione televisiva "Report", in onda su Rai3, trasmetterà un reportage avente ad oggetto il caso di alcuni soggetti italiani incaricati di addestrare milizie nel Corno d'Africa;

da anticipazioni del contenuto dell'inchiesta giornalistica, consultabili sul sito della Rai, emergono le dichiarazioni rese da un trafficante di armi italiano, che, in base a quanto riferito dal giornalista Rai, Giorgio Mottola, nel servizio, avrebbe condotto "trattative riservate in Africa e in Medio Oriente" e per tale ragione sarebbe "in contatto con i servizi segreti di vari Paesi e il depositario di informazioni riservate";

secondo tali dichiarazioni, l'Italia avrebbe "armato l'ISIS a sua insaputa armando la Siria di Assad e addestrando le sue milizie che poi sono passate all'ISIS";

in particolare, il trafficante fa riferimento a un episodio che si sarebbe verificato nel mese di febbraio 2015, quando "i militari sotto la guida dei nostri Servizi hanno addestrato nello Yemen un centinaio di combattenti arabi da utilizzare contro l'ISIS, peccato però che finito l'addestramento, nel giro di 36 ore, i combattenti si sono dileguati e si sono arruolati nelle milizie dell'ISIS";

la fonte aggiunge inoltre che "in Italia c'è una struttura clandestina composta anche da trafficanti di armi che è stata incaricata da un somalo di addestrare delle milizie per finalità sconosciute",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'episodio, riguardante l'addestramento di alcuni combattenti da parte dell'Italia poi passati tra le fila dell'ISIS;

se intenda smentire o confermare l'impiego di contingenti italiani, a qualsiasi titolo, presenti in Yemen e nell'area del Corno d'Africa con tale finalità;

quali siano gli elementi di valutazione che portano alla determinazione della scelta di realizzare programmi di addestramento a favore di forze militari o di polizia nell'ambito di Paesi terzi, con particolare riferimento a quelli in contesti geopolitici caratterizzati da forte instabilità;

se le attività di addestramento di combattenti, qualora confermate, si siano svolte a seguito di accordi multilaterali o sotto l'egida di organizzazioni internazionali o se, al contrario, si siano svolte sulla base di accordi bilaterali tra l'Italia e i suddetti Paesi.

 


LA RISPOSTA DEL SOTTOSEGRETARIO ROSSI:
 
Il sottosegretario ROSSI risponde all'interrogazione  n. 3-02349, del senatore Endrizzi e di altri e relativa ad attività di addestramento di milizie nel Corno d'Africa ad opera di militari italiani precisando preliminarmente che non viene svolta, da parte di militari italiani, alcuna attività addestrativa nello Yemen e che non si hanno elementi relativamente all'episodio citato nell'atto di sindacato ispettivo in esame, riguardante l'addestramento di combattenti da parte dell'Italia, poi passati tra le fila dell'ISIS.

Ciò premesso, osserva che tra le iniziative assunte dalla comunità internazionale per la stabilizzazione del Corno d'Africa, il Consiglio dell'Unione europea ha approvato, nel febbraio 2010, l'invio di una missione militare per contribuire all'addestramento delle Forze di sicurezza somale, denominata European Union Training Mission to contribute to the training of Somali National Security Forces (EUTM Somalia), prorogata lo scorso aprile, fino al 31 dicembre 2016, e comandata, dal febbraio 2014, da un ufficiale italiano.

La missione, inizialmente schierata in Uganda a causa della situazione politica e di sicurezza sul territorio somalo, disponeva di un ufficio di collegamento a Nairobi (Kenya), una cellula di supporto a Bruxelles e un elemento per il mentoring, consulenza e addestramento a Mogadiscio. La struttura è cambiata nei primi mesi del 2014, allorquando la missione venne trasferita a Mogadiscio assorbendo il citato Comando per l'addestramento.

L'EUTM opera poi in stretta collaborazione e coordinamento con altri attori internazionali, in particolare le Nazioni Unite e la missione dell'Unione Africana in Somalia (AMISOM).

Dal 2010, la missione assicura quindi sia la formazione militare di base delle forze sicurezza somale, sia la formazione finalizzata alla leadership e la formazione specialistica, e fornisce consulenza strategica sullo sviluppo del settore della sicurezza, anche per quanto riguarda la gestione del personale, la pianificazione strategica e la legislazione relativa alla difesa.

Nel contesto delle iniziative dirette dalla comunità internazionale si inserisce poi l'attività formativa nell'area del Corno d'Africa, per la quale l'Italia ha avviato, nel 2014, il progetto MIADIT (Missione di Addestramento Italiana), finalizzato all'addestramento delle forze di polizia e condotta da personale dell'Arma dei carabinieri, nell'ambito di un accordo con la Somalia e Gibuti. Anche questa missione è volta a favorire la stabilità e la sicurezza non solo della Somalia ma dell'intera regione del Corno d'Africa, accrescendo le capacità nel settore della sicurezza e del controllo del territorio da parte delle forze di polizia somale e gibutine. 

 


LA REPLICA DEL SENATORE ENDRIZZI:

Replica il senatore ENDRIZZI (M5S) rilevando che la risposta fornita dal rappresentante del Governo non consente di inquadrare il fenomeno in un contesto più ampio, ricollegando quanto accaduto, ad esempio, anche agli episodi verificatisi nel teatro siriano.

Anche circoscrivendo l'analisi, poi, all'oggetto specifico dell'atto di sindacato ispettivo, sorprende che, a fronte di quanto dichiarato oggi, non vi sia stata alcuna smentita o iniziativa in sede giudiziaria da parte del Governo a seguito di quanto riportato dalla trasmissione televisiva citata (sin dalla messa in onda dell'anteprima), i cui contenuti rimangono tranquillamente consultabili in rete. Si tratta, peraltro, di dati decisamente preoccupanti, che arrivano a configurare perfino casi di corruzione legati al traffico di armamenti. Allo stato attuale dei fatti, non appare quindi possibile sgombrare il campo dalle ipotesi in base alle quali le destabilizzazioni in atto sarebbero giustificate dalle necessità di guadagno del mercato degli armamenti (nonché da altri, non meglio chiariti, interessi geopolitici).

L'oratore ricorda altresì che un precedente atto di sindacato ispettivo, presentato all'indomani della pubblicazione dell'anteprima della trasmissione, non ebbe risposta da parte del Governo. I dati comunicati nella giornata odierna appaiono, quindi, anche tardivi, ad ulteriore riprova di un comportamento quanto meno atipico.

Conclude dichiarandosi insoddisfatto delle delucidazioni ricevute.

 

 

I contenuti di questo sito, ad eccezione dei "Comunicati stampa", non riflettono necessariamente posizioni ufficiali presenti o passate dell'IRIAD.

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