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Interrogazione e risposta sulla presenza di militari italiani nella provincia irachena di Al Anbar

Risultati immagini per italiani in iraq
 
 
Legislatura: XVII
 
Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-08124
presentato da: ARTINI Massimo
Gruppo: MISTO-ALTERNATIVA LIBERA-POSSIBILE
Data firma: 
15/03/2016
testo presentato: Martedì 15 marzo 2016
modificato: Mercoledì 16 marzo 2016, seduta n. 591
 

ARTINI, BALDASSARRE, BECHIS, SEGONI, TURCO, BRIGNONE, CIVATI, ANDREA MAESTRI, MATARRELLI, PASTORINO, OTTOBRE. — Al Ministro della difesa . — Per sapere – premesso che: secondo le informazioni a oggi disponibili, il personale delle Forze armate italiane impegnato nella missione Prima Parthica ammonta a circa 700 militari dispiegati in Kuwait, Iraq e Qatar; 
in Kuwait risultano presenti circa 260 militari, inquadrati nella Task Force Air – Kuwait dispiegati presso le basi aeree di Al Jaber, Ali Al Salem e Al Mubarak per lo schieramento rispettivamente di 4 velivoli A-200 Tornado IDS, di 2 velivoli a pilotaggio remoto Predator e di 1 velivolo da rifornimento in volo KC-767A; 
nella regione autonoma del Kurdistan iracheno risultano presenti circa 200 militari dell'Esercito, di cui 120 addestratori, inquadrati nella Task Force Land – Erbil, dispiegati presso il Kurdistan Training Coordination Center (KTCC), oltre a una trentina di carabinieri con il compito di addestrare le forze di sicurezza curde; 
nella capitale irachena, Baghdad, risultano presenti circa 90 carabinieri inquadrati nella task force carabinieri, con il compito di addestrare le forze di polizia irachene presso il presso il centro di addestramento della Iraqi Federal Police; 
a Baghdad e a Kirkuk risultano presenti circa 50 militari delle forze speciali (di tutte le forze armate) con il ruolo di training ementoring del Counter Terrorism Service (CTS) iracheno e delle forze speciali delle Forze di sicurezza curde; 
ulteriore personale è dispiegato presso il comando di Al-Udeid, in Qatar; 
nelle prossime settimane dovrebbero essere inviati a Erbil circa 130 militari dell'Esercito con quattro elicotteri da attacco A-129D Mangusta e quattro elicotteri da trasporto tattico NH9O con compiti di personnel recovery
altri circa 500 militari dovrebbero essere dispiegati presso la diga di Mosul, che sarà soggetta a lavori di ristrutturazione condotti dall'azienda italiana Trevi; 
nessuna notizia ufficiale è stata fornita in merito alla presenza di militari italiani nella provincia irachena di al-Anbar e, in particolare, nella zona di Ramadi; 
tale presenza è stata rivelata dal sito ufficiale del US Marine Corps, www.marines.mil, in un articolo dell'8 febbraio 2016 dove viene chiaramente citata la partecipazione di «componenti delle forze armate italiane» alla task force Al Taqaddum; 
l'incarico assegnato alla suddetta task force, la cui sede è presso la base di Al Taqaddum, situata tra Falluja e Ramadi, è di consigliare e assistere le forze di sicurezza irachene nell'area di Ramadi; 
tra i compiti svolti dalla task force Al Taqaddum vi sono il coordinamento, in collaborazione con l’Anbar Operations Command, di operazioni di combattimento, come attacchi aerei e contrattacchi, condotte dalle forze di sicurezza irachene e il supporto alle divisioni 8a, 10a e 16a dell'Esercito iracheno, nonché alla Anbar National Police e all'Iraqi Counterterrorism Service; 
l'invio di forze speciali italiane nell'area di Ramadi era stato segnalato anche da un articolo pubblicato il 27 giugno 2015 dal quotidiano Il Foglio, secondo il quale si tratterebbe di 30 incursori paracadutisti del 9o reggimento d'assalto «Col Moschin»; 
secondo il Foglio i 30 incursori italiani non avrebbero il ruolo di istruttori militari, dentro la base, ma potrebbero «operare outside the wire, quindi fuori dalla base, assieme alle forze speciali americane, all'esercito iracheno e anche assieme ai clan sunniti locali chiamati a prendere le armi (in teoria) contro lo Stato islamico», 
se corrisponda a verità quanto riportato dal sito « www.marines.mil e dall'articolo de Il Foglio in merito alla presenza di personale delle Forze armate italiane nella provincia di al-Anbar e ai compiti da esso eventualmente svolti. (5-08124)


 

Risposta scritta 5-08124
pubblicata: Mercoledì 16 marzo 2016 nell'allegato al bollettino in Commissione IV (Difesa)
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA DIFESA delegato in data 15/03/2016

In Iraq sono al momento presenti varie componenti e capacità delle Forze Armate italiane, all'interno della missione della Coalizione internazionale denominata Operation Inherent Resolve
Nello specifico, i compiti delle Forze Speciali italiane consistono nel supportare le forze speciali irachene e/o peshmerga curde attraverso attività di TAA (Training, Advise and Assist) al fine di contribuire, attraverso l'incremento delle loro capacità operative, al ristabilimento delle condizioni di sicurezza nel territorio iracheno e al contrasto al DAESH (ISIL). In particolare, la componente terrestre è prevalentemente concentrata nelle aree di Baghdad e di Erbil anche se non si può escludere che determinate attività addestrative si svolgano in altre località, in relazione alle specifiche attività addestrative da svolgere. 
Nell'espletamento di tali compiti, il personale delle Forze Speciali italiane non è autorizzato a condurre attività «outside the wire», attenendosi alle direttive nazionali impartite che prevedono regole di ingaggio limitate alla legittima difesa e fornendo esclusivamente addestramento in specifici settori e/o attività consultiva su richiesta delle controparti irachene. 
Non vi sono ora Forze Speciali italiane schierate presso la base di Al Taqqadum, come citato dall'interrogante. In passato è stato dislocato temporaneamente un team di operatori nel numerico massimo di 5 unità in funzione di «Advise&Assist» a favore di truppe irachene operanti nell'area. 

 

I contenuti di questo sito, ad eccezione dei "Comunicati stampa", non riflettono necessariamente posizioni ufficiali presenti o passate dell'IRIAD.

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