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Interrogazione e risposta su fornitura di materiali di armamento ai Paesi della coalizione impegnata in operazioni in Yemen

 
Interrogazione e risposta su fornitura di materiali di armamento ai Paesi della coalizione impegnata in operazioni in Yemen
 
Atto Camera
 
Interrogazione a risposta in commissione 5-00054 presentato da QUARTAPELLE PROCOPIO Lia
testo di Martedì 26 giugno 2018, seduta n. 19
 
QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:dal marzo 2015 in Yemen è in corso una guerra civile, a cui prendono parte anche forze militari di una coalizione guidata dall'Arabia Saudita e composta anche da Bahrain, Kuwait, Qatar ed Egitto contro le forze ribelli Houthi; 
 
proprio nei giorni scorsi, le forze militari sostenute dall'Arabia Saudita e dal governo yemenita del presidente Abdrabbuh Mansour Hadi hanno iniziato un attacco militare contro il porto di Hudaydah, in Yemen, controllato dai ribelli houthi, loro nemici, sulla costa est dello Yemen, roccaforte dei ribelli sciiti Huthi, vicini all'Iran. Le forze della coalizione hanno bombardato le postazioni dei guerriglieri sciiti, da terra e dal mare, dopo che i ribelli Houthi si sono rifiutati di ritirarsi dalla zona del porto;
 
il porto di Hudaydah è il principale punto di accesso dello Yemen e i combattimenti rischiano di bloccare l'ingresso di aiuti nel Paese;
 
la popolazione yemenita si trova da anni — proprio a causa della guerra — per lo più in condizioni di assoluta emergenza; è unanimemente considerata la più grave emergenza umanitaria al mondo. A oltre tre anni dall'inizio della guerra, infatti, 3 yemeniti su 4 (circa 22 milioni di persone) hanno immediato bisogno di assistenza umanitaria e 8,4 milioni di persone non sanno da dove arriverà il loro prossimo pasto e, negli ultimi giorni, a causa dell'intensificarsi del conflitto, secondo Save The Children, circa 170.000 bambini rischierebbero di morire nel caso in cui la coalizione saudita e le forze anti-huthi provassero a prendere il porto della città. Difatti, il 90 per cento del cibo in Yemen viene importato, così come il carburante necessario per gli ospedali e tutte le strutture vitali per soccorrere la popolazione che per il 50 per cento passa dai porti di Hudaydah e di Al-Salif. Oltre 16 milioni di persone nel Paese devono sopravvivere con acqua sporca e, con metà delle struttura sanitarie distrutte, buona parte della popolazione non ha accesso ai servizi sanitari di base. Si tratta di un dato che ha contribuito all'esplosione della più grave epidemia di colera della storia recente che, dopo aver contagiato oltre 1,1 milioni di persone e causato 2.200 vittime, continua a diffondersi tra la popolazione;
 
a seguito dell'inasprimento del conflitto e della situazione della popolazione yemenita, in Germania, la cancelliera Merkel ha concordato con i socialdemocratici di sospendere le esportazioni di armi verso tutti i Paesi direttamente coinvolti nel conflitto in Yemen –:
 
se il Governo, oltre ad impegnarsi nelle sedi internazionali competenti, per la cessazione delle ostilità e una soluzione diplomatica, non ritenga opportuno, assumere iniziative per rivedere, anche alla luce della citata evoluzione del conflitto, i termini delle forniture di materiali di armamento ai Paesi dell'area.
(5-00054)
 
 
 
 
 
TESTO DELLA RISPOSTA
 
Il Governo italiano è da tempo impegnato nella ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto yemenita, tramite un'azione ispirata da quattro elementi fondamentali:
In primo luogo, siamo convinti che, nonostante il vulnus alla legittimità istituzionale delle milizie Houthi e il conseguente intervento della Coalizione araba, la soluzione al conflitto in corso debba essere politica e non militare.
In secondo luogo, riteniamo che la ricerca di una composizione pacifica della controversia deve avvenire attraverso un compromesso negoziato, basato necessariamente sul criterio di inclusione più ampio possibile di tutte le componenti della popolazione.
In terzo luogo, sosteniamo la mediazione delle Nazioni Unite e gli sforzi dell'Inviato Speciale per lo Yemen del Segretario Generale ONU, volti a promuovere una cessazione delle ostilità e un accordo di pace tra le parti contrapposte.
Infine, manteniamo una costante attenzione al deterioramento della situazione umanitaria nel Paese, il problema più grave al momento le cui cause prime vanno individuate nell'impatto del conflitto su un Paese già caratterizzato da vari elementi di fragilità. L'impegno del Governo sugli aspetti umanitari della crisi è stato ribadito anche con un contributo di 5 milioni di euro dell'Italia in occasione della riunione dei Donatori a Ginevra lo scorso 3 aprile. Particolare attenzione viene inoltre attribuita al tema chiave dell'accesso per gli aiuti e per gli operatori umanitari.
 
La recente intensificazione delle operazioni militari e degli scontri intorno al porto di Hodeidah è fonte di grande preoccupazione. L'Italia è impegnata, insieme all'UE e agli altri Stati Membri, a favorire il successo degli sforzi dell'inviato Speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, il quale in questi giorni è impegnato in una delicata spola diplomatica tra Sana'a, Aden e le principali capitali della regione per rilanciare i negoziati di pace tra le parti in conflitto e stabilire un controllo internazionale sul porto di Hodeidah, scongiurando così le conseguenze più gravi dell'offensiva in corso intorno alla città costiera.
Il pieno sostegno all'impegno di Griffiths è stato affermato con vigore anche nelle Conclusioni sullo Yemen adottate dall'ultimo Consiglio Affari Esteri del 25 giugno, accanto alla ferma convinzione di tutti gli Stati Membri UE che al conflitto in corso nello Yemen non vi sia soluzione militare.
Tale obiettivo, che rimane prioritario per l'Italia e per l'UE, può essere conseguito solo se si mantiene un dialogo aperto e bilanciato con tutte le parti coinvolte in questa crisi, ivi inclusi i Paesi della Coalizione. Tra questi vi sono degli attori regionali di primo piano, con fondate preoccupazioni di sicurezza nazionale, che rappresentano importanti partner dell'Italia e dell'UE.Pag. 72
Per quanto riguarda, infine, lo specifico quesito posto dall'On. Quartapelle, riguardante le forniture di materiali di armamento ai Paesi dell'area, ricordo che, oltre ad applicare l'embargo armi internazionale sullo Yemen, il Governo presterà particolare attenzione affinché tutte le richieste autorizzative di esportazione di materiale d'armamento continuino ad essere valutate con estrema attenzione e particolare rigore. Non mancherà di esercitare le proprie prerogative nel bilanciare considerazioni politiche con quelle economico-industriali, in particolare investendo il CIPE, competente in base alla legge n. 185 del 1990 per la definizione delle linee politico-strategiche nel settore. Il CIPE anche in passato avrebbe dovuto dare indirizzi, invece, è stato sottoutilizzato. Da ciò ne è derivata una carenza informativa nelle scelte operate.
Le valutazioni nel merito delle istanze vengono previamente effettuate con il Ministero della Difesa nell'iniziale fase delle trattative contrattuali, e successivamente con i Dicasteri della Difesa, Interno, Sviluppo Economico ed Ambiente, e con l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nell'ambito del Comitato Consultivo ex-L. 185/90 subito prima dell'eventuale autorizzazione alla movimentazione dei materiali d'armamento.
Le valutazioni avvengono in un quadro di concertazione fra Paesi Alleati ed UE, tenendo anche conto dei rapporti bilaterali e della cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo, con particolare attenzione ai riflessi sul quadro regionale mediterraneo. Nel caso specifico delle licenze di esportazione di materiali d'armamento a Paesi dell'area, segnalo come si sia passati da 8,6 miliardi di euro nel 2016 a 4,6 miliardi di euro nel 2017 e poi a 302 milioni di euro nel primo semestre del 2018 per l'Area geografica «Africa Settentrionale, Vicino Medio Oriente».
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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