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Gli agenti chimici siriani sono nel porto di Gioia Tauro

 

Partita lo scorso 23 giugno dal porto di Latakia, la nave cargo danese Ark Futura tipo Ro-Ro (di proprietà della compagnia DFDS Seaways) è arrivata al porto di Gioia Tauro (RC), scortata da unità da guerra. Questa trasporta gli agenti chimici più pericolosi consegnati dal governo siriano alla comunità internazionale (c.d. di priorità 1 – la lista precisa è coperta da segreto militare, ma è presumibile la presenza di iprite, di precursori chimici usati per produrre sostanze letali come il Sarin, il gas nervino  XV e il gas mostarda, oltre a un quantitativo di gas già prodotti). Gli stock "calabresi" dovrebbero contenere le ultime sostanze chimiche dichiarate da Assad ed evacuate dal Paese. 

Secondo le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Mogherini, domani, parte di queste (circa 570 tonnellate/60 container) dovranno essere trasbordate sulla nave della marina statunitense M/VCape Ray, salpata dal porto spagnolo di Rota il 25 giugno, ed anch’essa arrivata nello scalo calabrese, con il compito di trasportarle immediatamente dopo nelle acque internazionali del Mediterraneo, in una zona non precisata tra la Grecia, l'Italia e la Libia, per distruggerle attraverso un processo di ‘idrolisi’ che durerà all’incirca tra i sessanta e i novanta giorni. La Cape Ray, infatti, è equipaggiata con due reattori - field deployable hydrolysis systems - e su di essa viaggeranno 35 marine e 64 esperti chimici dell’Army’s Edgewood Chemical Biological Center. 

Il Dipartimento della Difesa americano ha assicurato che la neutralizzazione, senza precedenti nella storia per portata e per le condizioni ambientali, verrà effettuata nel massimo rispetto dell’ambiente e della sicurezza e che nessun residuo verrà scaricato in mare. 

Gli altri prodotti chimici (circa 200 tonnellate), meno pericolosi di priorità 2, trasportati a bordo della Ark Futura, invece, riprenderanno il viaggio verso la Gran Bretagna, che ne riceverà 150 tonnellate, e la Finlandia per essere neutralizzati negli impianti della Ekokem. Entro quattro mesi non dovrebbe esserci più traccia del carico tossico siriano. 

Secondo le autorità italiane tutte le sostanze dovrebbero essere allo stato liquido, non gassose e contenute in serbatoi stagni rigorosamente rispondenti alle norme internazionali in materia. 

Le operazioni di trasbordo delle sostanze nel bacino del porto di Gioia saranno effettuate senza toccare il suolo italiano con la tecnica Roll On – Roll Off (Ro-Ro) da una trentina di addetti della società Medcenter Container Terminal (MCT) del gruppo Contship Italia e sotto lo stretto controllo delle autorità italiane che hanno già predisposto precauzioni per il monitoraggio e contromisure in caso di incidenti. Non sono state trascurate nemmeno le misure di sicurezza che vedono il coinvolgimento sia delle Forze di Polizia sia delle Forze Armate. Il trasbordo dovrebbe essere effettuato un container alla volta. Per ogni container trasferito, infatti, dovrà essere attuata la procedura di segnalazione alla sala operativa relativa alla tipologia di sostanze contenenti all’interno. La durata complessiva dovrebbe essere all’incirca di 48 ore senza stoccaggio di nessun container a terra. 

La scelta del porto calabrese, accompagnata da un’infinità di polemiche da parte della popolazione, delle associazioni e delle istituzioni locali, è stata dettata oltre che dalla posizione geografica anche dagli elevati standard di sicurezza e specializzazione offerti dal porto e dal fatto che in passato sostanze tossiche della stessa categoria di quelle prelevate dalla Siria sono già state gestite al suo interno in quantità di gran lunga superiore. 

Siamo,  pertanto, alle fasi finali del procedimento per la distruzione totale dell’arsenale chimico di Assad, condotto congiuntamente dall’ONU e dall’OPAC/OPCW, il quale, da programma, sarebbe dovuto terminare il 30 giugno 2014, ma che ha subito continui ritardi a causa dei combattimenti e delle mancate consegne delle sostanze pericolose da parte del governo siriano. 

La prima fase prevedeva di raccogliere e trasportare gli agenti tossici dai 21 siti di stoccaggio al porto di Latakia, a Nordovest della Siria per poi essere imbarcati su due navi cargo, una danese (la Ark Futura, per l’appunto) e una norvegese (la Taiko). 

Quest’ultima, con destinazione gli impianti finlandesi della Ekokem e quelli statunitensi della Veolia, è partita il 6 giugno scorso con a bordo agenti chimici di priorità 2 e una piccola parte di priorità 1. Dopo aver raggiunto la sua prima  destinazione, sta già solcando le onde dell’Oceano Atlantico verso il nuovo continente. 

Lungi dall’aver risolto definitivamente il problema delle armi chimiche in Siria, il procedimento è servito piuttosto a scongiurare l’intervento armato statunitense e a testimoniare l’impegno della comunità internazionale verso una risoluzione pacifica della guerra civile siriana. 

L’attenzione ora è altissima sulle procedure di trasbordo e distruzione delle armi già evacuate per scongiurare danni all’ambiente e alle popolazioni coinvolte, ma è necessario ancora monitorare costantemente la situazione in Siria ed essere pronti ad affrontare le sfide presenti e future. 

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